CON LA MORTE DI UNO DEI PIU' CELEBRI "SUSSURRATORI" AL MONDO, SI RIACCENDE L'ETERNO DIBATTITO "TRAINERS VS HORSEMEN".
BREAKING NEWS USA: Giù il cappello, cowboys. Si è spento all'età di 91 anni il celebre Horseman MONTY ROBERTS, mancato ai suoi cari ieri nel calore della sua casa, il "Flag is Up Ranch" in California, dopo una vita lunghissima passata prima a gareggiare e poi ad affinare metodi innovativi di comunicazione tra uomo e cavallo.
Il suo metodo "Join-Up" fu da lui introdotto nel bestseller scritto a metà degli anni 90 "L'uomo che ascolta i cavalli" un libro che personalmente ho amato e riletto molte volte.
MONTY ROBERTS: GLI INIZI, IL PERCORSO, LA SUA LUNGA CARRIERA TRA PERFORMANCE E HORSEMANSHIP
Roberts lavorava come controfigura nei film western sin dai 4 anni; da adolescente girava gli States in lungo e in largo per gareggiare nei mesi estivi su un "vagone ferroviario" adattato a Truck su rotaie (con tanto di living) che il padre agganciava ai convogli merci per arrivare nelle location di gara (a quei tempi quasi sempre erano strutture temporanee montate a ridosso delle ferrovie per comodità). Nelle diverse specialità del classico "Rodeo", Monty è stato più volte World Champion.
Un'estate, la famiglia lo mandò a recuperare una mandria di Mustang sulle colline e fu proprio durante quelle settimane che il giovane Monty imparò a decodificare il modo in cui le fattrici "educavano" i loro puledri, spingendo i più maleducati e aggressivi fuori dal branco - cosa che per un animale "preda" costituisce un momento di panico assoluto - , riaccettandoli nel branco solo quando davano chiari segni di pentimento e sottomissione.
NASCE IL JOIN-UP
Da questa esperienza, negli anni e nelle decadi successive, Monty ha sviluppato e perfezionato il suo personale metodo di prima "associazione" dei cavalli, eseguendolo sui puledri liberi in tondino, pietra fondante del suo metodo di "prima doma". Il Join Up è di fatto l'innesto della "fiducia" tra uomo e cavallo da terra, prima ancora di appoggiare una sella sulla sua schiena. E nella sua complessità, è persino semplice nei movimenti di base. Io stesso - nel mio piccolissimo - l'ho provato in quegli anni su almeno una decina di cavalli (puledri e non) ottenendo in pochi minuti questo stesso meccanismo di associazione. E' un gesto istintivo ed innato in tutti i cavalli, che diventa persino commovente quando è applicato ai puledri (libri verdi e non già sovratrutturati dall'uomo). Ma - lo ripeto - è un elemento di fiducia da terra, non di tecnica equestre! - , su questo punto tornerò dopo.
Una curiosità. Anni dopo per rispondere alle critiche di chi gli diceva che era "facile farsi ascoltare in un tondino", Roberts passò alcune settimane in sella ad inseguire un Mustang allo stato brado e convincerlo poi con le medesime tecniche ad accettarlo e ad associarsi a lui nell'open range di una prateria, tornando alla fine insieme fino al ranch. E' tutto raccontato in uno dei suoi libri "He came wild..."
Quando invece uscì il suo primo libro nel 1996, la comunità americana "red necks" più tradizionalista lo criticò apertamente: Monty, nel raccontare i suoi inizi, ebbe a descrivere la sua ribellione alle metodiche cruente del padre (un poliziotto della contea che arrotondava commerciando cavalli), un uomo ai tempi stimato, ma che nel libro fu tratteggiato come persona violenta, sia con i cavalli che con le persone.
Certo, era una premessa necessaria per fare comprendere al pubblico le sue motivazioni al cercare una via diversa nel rapporto con i cavalli.
Ma la cosa gli attirò molte critiche. A posteriori possiamo dire che è indubbio che in quegli anni lontani (parliamo dei '50s) i cavalli venivano catturati ancora allo stato brado nelle praterie, portati nei corral e infine domati spesso legandoli al palo (il Palenque di origine spagnola) spaventandoli e a volte picchiandoli finchè non si sottomettevano, tutto questo prima ancora di appoggiargli una sella sulla schiena o magari lasciandogliela addosso finchè non si calmavano da soli.
Si. Era un mondo estremamente duro. Lo era anche nell'educazione dei figli, figuriamoci per i cavalli.
Il giovane Monty da tutta questa violenza arrivò a trovare una strada diversa. Prima ancora di sviluppare il suo Join Up aveva già sperimentato come con la pazienza e la calma, risuciva a mettere la sella a un puledro ben prima dei giorni "del terrore" al Palenque di suo padre.
Una sera suo padre accettò di guardarlo fare questa nuova procedura (ancora in embrione). Si sedette fuori dal recinto, ma quando Monty si voltò sorridente dopo avere messo la sella al puledro senza punirlo una sola volta, il padre entrò nel tondino e lo picchiò duramente, dicendogli che in questo modo si sarebbe solo fatto ammazzare "Colpiscilo, prima che lui colpisca te!" era il suo motto.
Questo è il contesto di allora in cui Monty è cresciuto. Oggi sarebbe una cosa non solo imperdonabile - ma da immediata denuncia alle Autorità -, ma al tempo era cosa persino tragicamente normale, figuriamoci poi nell'America rurale del dopoguerra.
In ogni caso, mentre continuava a gareggiare e vincere, Monty proseguiva anche il suo lavoro sul Set da controfigura, in scene equestri pericolose. Lavorò con James Dean e con Elisabeth Taylor, continuò a vincere nel mondo del Rodeo (in particolare nelle specialità con i vitelli come il Calf e Team Roping) e in età adulta, finalmente strutturò e perfezionò quel suo metodo che è oggi conosciuto in tutto il mondo.
Monty Roberts negli anni '80 è stato chiamato come consulente dalla Regina Elisabetta (grande appassionata) per darle una nuova metodica con i suoi amati cavalli PSI da corsa: nella maturità si è infatti perfezionato proprio nel mondo dei PSI da corsa dove è diventato una assoluta celebrità. Persino il suo ranch in California "Flag is Up" prende il nome dalla mossa che viene fatta prima di aprire le "gabbie" di partenza.
In rete e in libreria se volete, troverete numerosi libri , DVD e altri contenuti multimediali firmati da Monty Roberts e potrete farvi una idea vostra dell'uomo e dei suo metodi.
TRAINERS VS HORSEMEN: L'ETERNO DIBATTITO
Monty Roberts, Pat Parelli, Tom Dorrance, Buck Brannaman, Ray Hunt, John Lyons, Clinton Anderson e altri sono tra i padri fondatori della scuola dei cosiddetti "sussuratori".
Ricorderete ovviamente il titolo del film con Robert Redford che li ha celebrati.
Il termine "horse whisperer" è in realtà nato nell'800 tradotto dal linguaggio dei nativi americani proprio per descrivere chi aveva tra loro un innato talento nel lavorare i cavalli; in tempi più moderni si è iniziato ad usare anche la parola "Horseman" uomo di cavalli, termine quasi contrapposto alla parola"Trainer" che invece definisce l'addestratore, il professionista, molto spesso specializzato in una sola disciplina.
Per farvi un parallelo semplice, l'Horseman è uno psicologo utile a diverse casistiche ma che, quando è applicato allo Sport agonistico, permette ad un cavallo-atleta di dispiegare al massimo il suo talento sportivo superando o risolvendo le proprie paure.
Eppure per arrivare a questa semplice definizione (massimizzare talento e prestazione) , sono passati decenni di diffidenza reciproca!
Negli anni 90 (quando ho iniziato io a montare) parlare a un addestratore degli Horsemen a un Trainer o vicevera, era fonte di sorrisetti ironici e "scossate" di capo.
No way! Era una battaglia quasi ideologica che si avvaleva di termini dispregiativi e divisivi come "venditori di fumo" e "aspiranti picchiatori", che sembrava allora insanabile.
Il motivo principale di questa diffidenza era il seguente: a quei tempi ('80/'90s) e ovviamente prima di allora, la doma dei puledri (oggi giustamente si parla di COLT STARTING) era affidata sul serio "all'ultimo arrivato" in scuderia. Di norma si trattava di ragazzini volenterosi ma senza competenze (tipo assistenti appena arrivati al Ranch), che venivano buttati sui puledri - come si diceva allora "per farsi le ossa" (o a volte per rompersele!). Una sorta di prova della febbre o del coraggio, per chiunque volesse fare davvero questo mestiere.
Questo è il motivo per cui il lavoro degli Horsemen fino all'inizio dei '90 era quasi tutto concentrato in Usa e in Europa sui cosiddetti cavalli "problematici". Cavalli traumatizzati durante la doma oppure ancora peggio, "viziati" da proprietari non esattamente capaci, fino a diventare a volte pericolosi per le persone.
Gran parte della incomprensione professionale tra Trainers e Horsemen nasce da qui. Ecco perchè molto del lavoro potenziale si trovava in questo segmento ed ecco perchè parecchi Horsemen in quegli anni hanno - legittimamente - piegato le loro metodiche a fini più commerciali rivolgendosi alla base e finendo per avere una audience formata in buona parte da persone con tecnica equestre non così raffinata.
Sono nati tanti corsi e clinic, hanno insegnato loro come maneggiare correttamente (ma con gentilezza) il proprio cavallo. Hanno risolto facilmente problemi piccoli o grandi di comunicazione da terra o da sella. Questo però perchè gli Horseman, a differenza di tanti dei loro clienti, sanno comunque tutti andare a cavallo in modo eccellente.
Purtroppo infatti (e nessuno credo mi potrà smentire) la verità è che anche il miglior rapporto da terra - grounding - con il proprio cavallo, NON sostituisce in nessun modo la propria tecnica equestre.
Un esempio tipico è assai semplice: un cavallo che "rampa/impenna" quando il suo cavaliere poco esperto mette gambe (...e poi scende appena questo succede, fortificandone il comportamento negativo) . E' un problema classico che verrà risolto facilmente da un Horseman (ovviamente anche da un Trainer) in pochissime sedute: già la prima volta il cavallo non lo farà più (con loro). Ciò detto, è altrettanto inevitabile che una volta tornati a casa, quando il proprietario riproporrà al cavallo le stesse incertezze/paure con una mancanza totale anche nel timing, tutto ciò in breve riporterà il binomio ....al punto di partenza.
Il pilastro da cui sarebbe onesto partire è che l'Horsemanship NON sostituisce la tecnica equestre. Semmai, come in una nota pubblicità "gli mette le ali!" Ma ci arriveremo meglio tra un attimo.
E i Trainers in tutto questo come la pensavano? Mentre a inizio anni '90 alcuni Horsemen rendevano il loro modello di business più accessibile e commerciale a tutti (con scuole, corsi, tournee etc) gran parte dei Trainers, esibivano con i proprietari la convinzione maschia e muscolare che con due "speronate e due cinghiate" date nel momento giusto avrebbero risolto ogni problema del puledro o del cavallo, facendolo diventare comunque un cavallo da gara.
A volte succede in effetti così. Ma a volte ottimi cavalli sono finiti nei circuiti minori o nei mercati di "scarto" in ragione di problemi comportamentali mai capiti nè risolti.
Ognuno di noi ha montato qualche cavallo problematico, ognuno di noi ha dovuto convivere e gestirne le paure senza mai capire fino in fondo da quale punto esatto partivano. Pensando a volte "Ah che splendido atleta sarebbe, se...."
Proprio quel "SE" è l'incaglio che andava tolto in radice, attraverso una nuova collaborazione tra queste due professionalità, ma prima di fare danni. In effetti , al giro di boa del nuovo Millennio, qualcosa si è mosso.
IL PUNTO DI INCONTRO: PSICHE E TRAINING INSIEME, MIGLIORANO ANCHE LA PERFORMANCE. PARTENDO DALLA BASE
A partire dal nuovo millennio (e magari per pochi illuminati, anche prima) diversi Top Trainers hanno cominciato ad affidarsi a noti Horsemen per risolvere problemi di natura caratteriale dei loro soggetti di punta.
A un certo punto è diventato chiaro, ciò che oggi è lampante per quasi tutti: il colt starting (la vecchia doma) va fatta SEMPRE da una persona capace, competente, di provata esperienza con i puledri. Affidereste i vostri bambini piccoli a un insegnante di asilo del tutto improvvisato e preso dalla strada ? E così questo problema di fondo, è quasi del tutto sparito dalla pratica quotidiana delle scuderie piccole e grandi. Se una scuderia non ha un esperto di colt starting stanziale, semplicemente lo "affitta" per alcuni mesi nel periodo della doma.
Questo perchè gentilezza (direbbe Monty Roberts) capacità e fermezza insieme, producono una solida base di fiducia ma anche di rispetto nel giovane cavallo. E quando si tratta di un cavallo atleta, se togliete questo ingrediente iniziale, svilupperete il suo talento sempre e solo a metà.
Ogni ragazzo che si specializza sul Colt Starting, lo fa all'inizio mescolando metodiche e tecniche portate avanti dai loro modelli di riferimento (li abbiamo citati prima), ma inserendo negli anni un tocco personale di sensibilità, capacità, finezza...in una parola esperienza. E questo nel tempo li definisce come professionisti.
Mi piace pensare che oggi la scuola degli Horseman, pur mantenendo una sua legittima parte più commerciale destinata a persone con "capacità equestri di base" a cui vendere un tipo di format basico, abbia nel suo segmento più alto l'incrocio delle competenze giuste per "creare" in Team atleti migliori nella testa e nel fisico.
Per ragioni di costo, questo non succede dovunque.
Ma nelle scuderie di punta di qualsiasi disciplina (e anche nel Reining) al "pilota/trainer di turno i Patron più illuminati affiancano un Team formato non solo dai classici Vet+Ferrier, ma anche di Horseman/Colt starter, Mental Coach, Osteopati etc che li aiutino a creare il cavallo migliore possibile dal primo giorno di sella.
Come sapete, manca infine una figura professionale a cui spesso mi riferisco: teorizzo da anni che i Senatori del Reining (in Ita e in Usa) dovrebbero impiegare il loro secondo tempo non ad inseguire i piloti più giovani, ma come Team Managers delle scuderie più grandi. Come in ogni sport. Solo un ex Campione sa come parlare al campioncino in erba, come cazziarlo, come non dirgli sempre "si hai ragione" quando invece ha torto ! Che poi a ben vedere, si fa. Nei momenti topici, ci sono sempre chiamate di questo tipo, ma la cosa nel nostro ambiente non si deve dire (e non capisco il perchè!)
Capisco poi le ragioni del portafogli (pagare una persona in più?), lo capisco meno nel caso di Scuderie che investono centinaia di migliaia di euro/anno per arrivare al vertice. Non si può costruire un Brand vincente nel lungo periodo incrociando un Pilota magari giovanissimo (e quindi fragile, a cui inoltre addossare ogni compito da svolgere quotidianamente) con le finanze pur illimitate del proprietario del Centro; è un errore strategico, che però ancora vedo compiere da molti.
Tornando al tema di oggi: che sia finito il tempo della diffidenza e che sia iniziato quello della collaborazione? Di segnali ce ne sono tanti. Il mondo va d'altronde in questa direzione in tutti i campi, chi rema contro il cambiamento è quasi sempre destinato ad uscire silenziosamente dal giro più importante e continuare a rimpiangere i vecchi tempi. Nulla di male, ma è questo che succede in ogni professione.
Sapendo infine che i "venditori di fumo" non all'altezza sono in entrambe le sponde e che per fortuna in questo il web "la rete" ci fa facilmente capire con pochi click se ci sitamo affidando al professionista giusto o se sia meglio.... cambiare aria.
Tornando a Monty Roberts, la sua notorietà ha valicato, caso quasi unico, la comunità equestre e la sua fama è arrivata in tutto il mondo. Qui il titolo che il New York Times (!) gli ha dedicato ieri - qui a fianco - .
Ciao Monty, grazie di tutto. Che nelle insondabili profondità del grande Mistero, tu possa esplorare nuovi pascoli pieni di mandrie di cavalli selvaggi, che tu possa fare pace con la tua famiglia, che tu possa trovarti a scherzare intorno al fuoco con i grandi che come te hanno scritto la storia di questo nostro piccolo grande mondo di appassionati, di Equestrians...

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