5 ott 2022

AMARCORD. GIACOMO RONCHI, IN MEMORIA...

Giacomo Ronchi (27.05.1981* 03.10.2022+) 
AMARCORD. JACK! SI, GIACOMO, NOI TI RICORDEREMO!

Una Chiesa gremita  ha dato l'ultimo saluto terreno oggi a Giacomo Ronchi. Gente di mondi diversi, come era nel suo stile. C'erano tanti, tantissimi colleghi e amici del mondo Reining con gli occhi arrossati dal pianto, ma anche il mondo del volontariato, della libera professione, gli amici della sua città. A rappresentare i tanti ambienti nei quali Jack ha lasciato il suo segno indelebile. Una folla che speriamo abbia scaldato il cuore della famiglia di Giacomo, facendo loro capire chi era il loro meraviglioso ragazzo e quanti gli volessero bene.

Ma ben oltre il saluto commosso di oggi, tutto il mondo Reining italiano ed europeo piange in questi giorni il SUO campione. Un campione vero, fuori e dentro l’arena. "L'amico geniale" si potrebbe definire, per il rapporto speciale che aveva con i suoi cavalli.
Ma non c'era solo il Campione celebrato in arena. Jack era (quanto fa male  parlarne al passato) una persona fantastica, un ragazzo per bene. La notizia della sua scomparsa improvvisa, ci ha lasciati  attoniti ed è stata un vero e proprio cazzotto allo stomaco.
Ce lo avete chiesto in tanti in questi giorni: il male (il male del secolo per certi versi) che lo ha portato via nei suoi primissimi quarant’anni, si è manifestato all’improvviso con violenza inaudita e inaspettata. Un malore, mercoledì scorso,  durante una ordinaria giornata divisa come sempre tra cavalli e libera professione, poi la corsa in ospedale con i familiari, gli accertamenti d’urgenza alla testa e purtroppo una diagnosi devastante che ha portato i medici alla decisione di intervenire chirurgicamente con un tentativo coraggioso quanto  disperato, presso il Bufalini di Cesena. Ci sono ancora gli ultimi messaggi scambiati con i familiari e gli amici di cavalli nelle ore subito prima. Tentativo di una ultima normalità prima di quell'ultimo GO fatale. E poi è calato il silenzio. Oppressivo, drammatico, con mille sbirciate al suo contatto Wup per vedere se aveva riacceso il telefono. 
Negli stessi giorni si teneva la tappa in Emilia Romagna, dove la cosa ha iniziato a circolare solo da sabato sera. E da lì è calata una atmosfera  surreale da “tempo interrotto”. Perchè era strano che Giacomo non fosse lì con noi come sempre, era strano non vederlo spuntare da un corridoio con la sua sagoma leggera e inconfondibile , oppure andarlo a cercare in arena per sbirciare le sue brevi sedute di schooling. 

Siamo tutti  rimasti in attesa di una buona notizia, di un miracolo  che invece...  non è arrivato.
E' invece arrivata la conferma che Giacomo non c'era più, con frasi dette a metà, con la  voce rotta di chi non riesce a spiegarlo nemmeno a sé stesso. Il pianto dirotto di papà Valerio e mamma Cinzia, dei suoi familiari , dei suoi amici più intimi, è qualcosa che non si può dimenticare.

Giacomo Ronchi, è stato e sarà per sempre uno di noi e ne onoreremo la memoria come merita, siatene certi, sia nella sua regione che in IRHA.

Romagnolo fino al midollo, Jack era il terzo vertice di quello che potrebbe essere definito il “triangolo-magico-forlivese” del reining, che comprende da sempre assieme a lui la famiglia Cortesi (Piero e Manuel) e Pigiu Fabbri, con i quali è venuto sin da ragazzo su a pane e nutella, cerchi, stop, piadina e risate assieme ad altri compagni di scuderia.
I  cavalli ci sono sempre stati,  ma Giacomo ha rispettato anche la scelta di portare avanti gli studi e la laurea, iniziando diversi anni fa la professione di Psicoterapeuta. Onorando in qualche modo, come sempre amava ricordare, le tradizioni etologiche di papà Valerio grandissimo professionista nell’addestramento dei cani con cui per una
vita si è misurato nei gesti e nella scoperta di quella attitudine che distingue i campioni. Mi raccontava anni fa delle sue discussioni infinite  con il padre "
Potrei dirti di mille e mille serate passate con lui a parlare
di Etologia, di comportamento e apprendimento".  Nella sua veste di Dott. Ronchi,  Giacomo ha aiutato in terapia molti pazienti in questi anni a trovare la propria strada, ha affiancato con generosità diverse Cooperative nel portare avanti i programmi di Ippoterapia con i bambini meno fortunati, ha fatto convivere come un giocoliere il proprio lavoro e la propria passione equestre riuscendo dove pochissimi riescono: ad eccellere in entrambi, senza mai perdere la propria umanità, semplicità, modestia ed autoironia, continuando a insegnare a Reiner più blasonati o di periferia sia nei Clinic che durante moduli di lezione teorici, dove parlava dell'importanza della psicologia nello sport e di come trasformare la propria ansia da gara in energia positiva.

Dentro le arene, il suo valore è stato indiscutibile: già nei primi anni di gara è stato un vincente tra i  Non Pro in tutti gli Special, passando rapidamente dagli esordi come LTD ad anni vissuti  quasi sempre da Top 15 del ranking nazionale. Rimane  indimenticato il suo uno-due vincente sulla sua San July Jo Magnetic (foto) prima al Futurity e poi al Derby NP L4 a metà del decennio scorso. Anni ruggenti, sempre ai vertici. Ma poi dopo averci riflettuto, è arrivato il suo passaggio tra i professionisti nel 2017. In punta di piedi, come era nel suo stile, ma ben consapevole che una sua scelta di campo chiara e ufficiale era a quel punto opportuna e gli avrebbe permesso di mollare gli ormeggi. Da lì la parentesi di lavoro modenese al CI Ginevra e il rientro l'anno dopo, sul filo della nostalgia, 
nella sua Romagna adorata, acquartierato come sempre nel porto sicuro e accogliente del centro  di Piero e Manuel Cortesi. 
Da lì l’incrocio professionale con Roberto Cuoghi dalla cui gestione congiunta a Vignola della sua amatissima fattrice (foto)  alleverà, addestrerà, porterà in gara i suoi ultimi due (anzi tre Campionissimi) guadagnandosi in soli tre anni i galloni di Futurity Open Champion L2 nel 2019 e di Futurity Open Champion L3 nel 2021. 

Perchè anche tra i professionisti Giacomo ha portato il suo dono speciale: addestrare e preparare un solo puledro, forse la sfida più difficile. Perchè un conto è la dote di saper scegliere da un mazzo di carte il vincente di domani, un altro è portare al vertice quello che si ha, aspettandolo, rispettandolo. facendo diventare   punti di forza anche quelli che sembrano punti di debolezzaIl dono più grande di Jack forse era proprio questo: saper leggere tra le righe e aspettare il momento giusto per farsi trovare pronto (prontissimo) quando arrivava il momento del Big Show.
“One Shot, One killed!” gli dicevamo ultimamente ammiccando alla sua scalata e lui sorrideva schivo agitando le mani. Perché Giacomo ha sempre avuto un suo modo speciale di ascoltare e anche di parlare; lento e meticoloso nel cercare il vocabolo giusto, con un fraseggio pieno di parentesi e di ipotesi – come fanno solo le persone estremamente intelligenti e sensibili – che ti facevano capire subito il suo essere un ragazzo per bene, il suo cercare di dirti anche le verità più spigolose con garbo e rispetto. Ma anche sempre pronto a scherzare e capace di quella battuta sferzante, come è nello stile di Romagna. 
Si. Diciamolo più chiaramente.  La sua sembrava essere una scalata irresistibile e inarrestabile verso Verona 2022, verso l’ultimo anello mancante della Open L4, viste anche le ultime due uscite del suo ultimo campioncino, che già quest’estate i più esperti consideravano un autentico prodigio e certamente il più forte degli ultimi tre visti sotto la sua sella (74 il suo perentorio punteggio a fine agosto in tappa Arer RIVEDILO QUI ) .
Di tutti i motivi per cui questo destino ultimo non potrà compiersi,
quanto successo è senz’altro il più assurdo ed ingiusto. Come molti di voi, non lo nego, stavolta sono sinceramente prostrato.  Di più, vista anche l’amicizia e la lunga consuetudine che ci legava qui in Emilia Romagna e in ARER. 
In questi giorni so per certo di amici che hanno  pianto lacrime inconsolabili di bambino, senza vergognarsene. Non hanno avuto paura a dirlo né a bagnare questa terra oggi matrigna che lo ha portato via all’affetto della sua famiglia (ai suoi genitori, al papà Valerio, a  sua sorella Valentina), dei
suoi amici più stretti, di tutti noi che a vario titolo gli abbiamo voluto sinceramente bene. Tra loro, oltre alla famiglia Cortesi, Roberto Cuoghi e Pigiu Fabbri già ricordati, permettetemi di citare alcuni suoi amici speciali di una vita in sella come Valentina Monti, che non ha mai nascosto come Jack fosse un  punto di riferimento fisso durante il training per pareri e consigli,  Davide Bonavita e Denis Degli Esposti,  o i talentuosi NP e amici a cui faceva coaching negli ultimi anni come Paolo Ciciani, Michael Agostini, Massimiliano Sitti e Lisa Bianchi (e nel 2017, anche io) .  

Lo scoppio di queste "bombe" è già successo in passato – e lo sappiamo assai bene, pensando al giovanissimo Matteo Bonzano e a Filippo Masi - anche nel nostro piccolo mondo dorato. 
E ogni  volta ci diremo la stessa cosa: a volte le traiettorie e i disegni di nostro Signore sembrano davvero incomprensibili. O forse in cielo non vogliono il tanto marciume che appesta questa povera terra. O forse più semplicemente stavolta, il Dio degli Equestrians aveva nelle sue scuderie del cielo una puledra di talento ma un tantino difficile - così ci ha pensato un pò e poi ha chiamato il Migliore.

E allora Giacomo caracollando lento arriverà lassù, senza troppo dispiacersi di quanto accaduto, perché tanto ormai è fatta. Si toglierà il cappellino sbattendolo sui jeans, valuterà e darà un parere pieno di dubbi e senza lanciarsi in facili promesse o scorciatoie. Con tutte le cautele del caso.

Ma poi come sempre, vincerà  lui.

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Ho scritto questo testo con la penna greve e il cuore pesante e solo dopo averci riflettuto molto. Perchè è difficile scrivere in ricordo di un amico. Ma se non avessi scritto nulla, assecondando la mia prima idea dei  giorni più dolorosi, so bene che Jack un giorno o l'altro mi sarebbe arrivato in sogno. Dicendomi  a mezzo tra il serio e lo sfottò "Fammi capire! Dopo tante parole che hai usato per  altri,, proprio di me adesso vuoi non scrivere nulla??" E avrebbe chiuso tagliente: " Che già si dimenticano di te quando non vinci per un paio di anni, figuriamoci poi se voli in cielo..."

E avremmo riso della sua battuta amara. Ma stavolta ti sbagli amico mio, Nessuno si dimenticherà di te, Giacomo, nessuno dimenticherà  il tuo Reining fatto di seta invisibile, poesia barocca e potenza pura. Lo racconteremo a chi verrà dopo di noi e forse, lo ritroveremo tra qualche anno nei gesti semplici e gentili di un ragazzino giovane e sorridente, nel quale sarà bello rivedere un pò del tuo straordinario talento. E la cosa quel giorno, ci scalderà il cuore... 

Amarcord Jack, amarcord....


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Un grazie a A.Bonaga courtesy Pics