14 feb 2023

ELEUTERIO ARCESE, ANNO 2022.... E ANDIAMO !!!

 Il 2022 GLI HA REGALATO L’OTTAVA VITTORIA IN UN FUTURITY AMERICANO. MA ELEUTERIO, HA ANCORA VOGLIA DI SOGNARE…

(pics courtesy by Mario Erbetta) 
Nel mondo Reining lui è senza dubbio il proprietario/allevatore europeo più premiato, celebrato e più conosciuto al mondo. Se fosse Vasco Rossi canterebbe maramaldo "Eh già, sono ancora qua!" E' sua infatti la zampata vincente anche nel 2022 con cui il suo Andiamoe, guidato dal 7ML Dollar Shawn Flarida ha conquistato il titolo di L4 Open Futurity Champion nelle sabbie rosse di Oklahoma. Ancora una volta, potremmo dire! L’ottava, per la precisione.

Eleuterio Arcese, a 90 anni (!) ha il dono raro non solo di mantenere una straordinaria lucidità, ma anche quello di sintetizzare le questioni che davvero gli interessano, in pochi concetti. “Semplicemente alla mia età non posso permettermi di perdere tempo. E voglio dedicarmi solo alle cose che mi interessano e mi piacciono davvero”. E’ la cosa che premette, ogni volta che ci sentiamo.

2ML dollar Owner (ma ormai più verso i 3!), Hall of Famer Nrha, proprietario di famosissimi cavalli e riproduttori multimilionari, Corporate Partner Nrha , dall’anno scorso è tornato nel 2021 alla guida di IRHA portando per la prima volta lo Special dei 3 anni  in quel di Verona. Da alcuni anni, ha spostato la sua base di operazioni negli States assistito dal figlio Leonardo, dove ha vinto ben 8 titoli di Futurity Champion  più una quantità imprecisata di Special Events che si aggiungono all’infinita serie di titoli vinti in Italia ed Europa ai tempi in cui la sua Facility di Castelnuovo Garda era la più famosa in Italia, meta di pellegrinaggio di  Trainers che qui arrivavano anche dagli Usa, sicuri  di fare fortuna. 

Presidente, una curiosità. In molti si chiedono da dove nasce il nome “Andiamoe” del cavallino vincente ad Okla.

Ma in realtà ti dirò, non è nulla di particolare. E’ la classica esortazione italiana “..E andiamo!” corrispondente al “Come On!” americano. Insomma io e Shawn scherzavamo fin dall’inizio sull’idea di poter fare molto bene al Futurity con questo puledro e questa frase con cui ci salutavamo, ha finito per essere il nome del cavallo !”

Cavallo prestigioso, peraltro dalla genetica tutta Made in Arcese.

Gunnatrashya sta facendo molto bene. Come riproduttore  raggiunto i sette milioni di dollari, oggi credo di poter dire che è l’erede naturale di Gunner, diversi suoi figli stanno facendo altrettanto bene come riproduttori. E la mamma, che dire. Wimpys Little Chic è ML dollar mare, ai suoi tempi ha vinto il Futurity proprio come suo padre, insomma è una mamma formidabile e molto richiesta.

Dopo oltre 40 anni vissuti ai vertici dell’imprenditoria e dello sport con una montagna di statuette in bacheca, Arcese ha ancora un sogno nel cassetto?

Ti farà sorridere, ma il mio sogno oggi è quello di trasferirmi completamente in USA. Passare qui negli States i prossimi anni, seguire i miei cavalli e godermi …un po' di riposo. Che sarebbe anche meritato, no?

A dicembre in America è stato bellissimo. Ero ad Oklahoma con la mia famiglia e all’improvviso mio figlio Matteo (a sua volta uno dei Non Pro più titolati, quando gareggiava negli anni 90, oggi manager nel campo della logistica) ci ha raggiunti ed è arrivato con mio nipote. Una gioia pazzesca. La famiglia, alcuni ottimi amici, la finalissima è stata davvero una giornata  indimenticabile! E’ stato un finale di stagione bellissimo ed è da un po' di tempo che mi chiedo  se non sia arrivato il momento di fare un salto definitivo.

Colgo tuttavia una sfumatura pungente nelle sue parole, Presidente. E allora le faccio subito la domanda. Cosa c’è di diverso negli Usa rispetto al Reining italiano ed europeo che sta sempre di più attirando la sua attenzione?

Guarda, potrei dirti anche io – come altri che hai intervistato - che in USA semplicemente il Reining è una piccola industria e quindi la dimensione non è più solo quella della passione, ma è quella del Business. E potrei benissimo cavarmela così.

Ma io voglio sottolinearti un altro aspetto, anzi due: il rispetto e l’amicizia. In America quando sei riconosciuto come parte di quel mondo che è il Reining, non è pìù così importante se vinci o meno. Hai una tua credibilità, le persone ti rispettano. Il risultato sportivo è meno importante rispetto al fatto di essere parte di quella comunità.

E comunque dopo la vittoria, non hai idea dei messaggi, mail e biglietti che ho ricevuto in Usa dopo la vittoria di dicembre. Strette di mano, sorrisi, calore. Da qui, niente. Il vuoto pneumatico, a parte quelle pochissime persone con cui ci conosciamo da anni.

Allora ti dico cosa invece NON c’è in America.

Non c’è l’invidia. Ossia quel velo strisciante che logora i rapporti e che purtroppo qui da noi si percepisce sempre, soprattutto verso chi vince. Oh, io cavalli al Futurity italiano non ne ho da anni, eppure questa cappa opprimente, io la sento lo stesso.

In Italia siamo come bloccati da questo sentimento negativo. Pretendiamo solamente, senza mai chiederci cosa possiamo dare in cambio. E io sinceramente, mi sono stancato.

Presidente, si riferisce immagino allo Show di Verona. Il più grande sforzo organizzativo da parte di IRHA negli ultimi anni (gran parte su base volontaria da parte del Board) eppure tante voci che si sono levate per sottolineare che qualcosa non stava funzionando.

Un fiume di critiche continuo, logorante, ingiusto. Ma mai nulla di costruttivo. Siamo i primi in Europa, solo noi organizziamo eventi per i quali davvero ogni volta si muove tutto il continente ma alla fine ci areniamo sempre su questioni… assurde.

Le beverine mancanti ? Ma può essere un punto di scontro? Negli USA da sempre si usano i secchi per l'acqua e tutti gli extra legati ai Box sono a carico delle singole scuderie. Ma guarda che  i costi di partecipazione sono ben più alti che in Europa.

Ho fatto questo esempio perché nei nove giorni di Verona è stato uno stillicidio di questioni poste tutte in modo distruttivo. La sabbia in arena? Ad Oklahoma, dove  l’impianto è stabile tutto l’anno, ti assicuro che comunque  il terreno cambia di giorno in giorno durante uno Show. E gli atleti si adattano, ne discutono, cambiano ferratura, danno una mano se necessario.

E lo sai perché? Perchè si sentono parte integrante della NRHA. Se tutto va bene, sono contenti, se no danno magari una mano. Non vivono l’Associazione come una controparte da spremere o da criticare. E tutti sanno infine che ogni Show ha dei costi di gestione e organizzazione altissimi, cosa che qui a volte facciamo finta di non sapere.

Mi faccia capire meglio questa questione,  anche in modo spannometrico

Uno Show come quello di Verona con quasi 700 cavalli presenti, ha costi organizzativi tra i 500.000 e i 600.000 euro. Ma il totale delle iscrizioni e Box costituiscono ricavi per circa 300.000 euro.

E il resto? Tu capisci la fatica enorme di trovare ogni anno risorse e sponsor per coprire i costi mancanti e creare inoltre un montepremi che abbia appeal?   Ma quale regionale starebbe in piedi se i ricavi di una tappa, fossero la metà dei costi della sua organizzazione?

Forse i nostri soci sono convinti che quello che pagano ad una Nazionale superi di gran lunga i costi organizzativi. E allora voglio chiarire una volta per tutte, che non è affatto così.

Tu capisci quindi che se tra tutte le questioni che ci sono, se finiamo a parlare di beverine, tappeti antiscivolo e altre sciocche battaglie di retroguardia, io non ci sto più e mi innervosisco?!

Eppure, sono certo che tornando indietro qualcosa forse la fareste in modo diverso.

Guarda, una cosa in particolare c’è. Per stare a distanza dallo Show di Oklahoma, alla fine abbiamo optato per una data troppo vicina a Fieracavalli. Oggi avrei scelto la settimana successiva, per dare modo alle nostre squadre di lavorare le arene e i padiglioni in modo più profondo, di ripulire meglio le strutture, insomma di prepararsi a una accoglienza al top già dal giorno “uno”. E qui fammi ringraziare chi nel mio Board ha lavorato pancia a terra per mesi e su base volontaristica – prima, durante e dopo! - per realizzare lo Show.

Su questo non ci piove e critiche o non critiche, è la prima cosa che ho scritto anche io per rendere merito a chi si è impegnato in prima linea. 

Arene e spazi per allenarsi, sono un’altra questione che in qualche modo è stata posta, soprattutto dai Non Pro e dai finalisti nazionali.

L’Assemblea è il posto dove parlare di queste cose, non Facebook. Parliamone prima, critichiamo meno dopo.

Dopo tutto quello che si è detto ritornerebbe a Verona, Presidente?

Si, io ci tornerei. Ovviamente cambiando alcune cose e aggiustandone altre, facendo più promozione durante Fieracavalli ad esempio.  E non è nemmeno una questione di fare le cose internamente o con l’aiuto di una professionalità esterna come quella di Giancarlo Doardo. Le cose cambiano, i contratti si aggiustano in base alle esigenze reali. Basta discutere, siamo adulti.  Ma il Futurity è lontano.

In questo momento, se me lo chiedi a caldo, ti risponderei che il mio obiettivo come Presidente IRHA è quello di onorare i prossimi impegni NRHA del Derby e poi del Futurity Europeo. E poi si vedrà….

Il “poi si vedrà”, è un finale che un filo ci preoccupa. Facciamo così. Presidente, continui a sognare. Ma tenga qualche sogno anche di qua dall’oceano !!!