Lui è Gabiele Costantini, gioivane talento del Reining italianin emersione rapida negli ultimi anni: impossibile ormai definirlo un Outsider, avendo lui già diversi titoli alle spalle ed essendo ormai stabilmente inquadrato nei Livelli 3/4 degli special.
Proprio in questi giorni di settembre 2026 Gabriele si trasferisce in una nuova Facility alle porte di Arezzo. Parliamo di SM Performance Horses, un centro nato di recente grazie all'investimento della famiglia Sassoli, che ha costruito questa facility seguendo le più moderne esigenze dell'equitazione. Così Gabriele, che ci racconta questo nuovo inizio:
"Mauro, come dicevi mi sto trasferendo in questi giorni ad Arezzo, approdando qui dopo due anni molto belli passati presso il Picchio Ranch di Luca Bonacchi, un centro a conduzione familiare, che voglio ringraziare per la fiducia e per l'amicizia che mi hanno sempre dimostrato.
Qui ad Arezzo assieme a Matteo Sassoli inizia una nuova partnership. La sua famiglia ha realizzato una struttura davvero funzionale: dispone di circa 35 box in parte con dentro/fuori, paddocks esterni, arena coperta 60x30m e arena scoperta 70x35m entrambi con un fondo appena rifatto, tondino, selleria blindata, servizi vari e una Club House con punto ristoro, calda e accogliente.
Mi sto trasferendo nella loro tenuta, dove avrò anche casa. Lui manterrà la gestione dei box, io mi occuperò dei clienti in addestramento. E anche su questo fronte, sono felice di poter dire che il rapporto di fiducia creato con i diversi proprietari, ha fatto si che mi seguiranno anche in questa avventura, cosa che mi fa un grande piacere.
Gabriele, ovviamente in bocca al lupo per questa nuova pagina che stai per scrivere. Ma ci racconti qualcosa dei tuoi inizi? Arrivi da una Hippo-family o sei entrato in questo mondo solo per la tua passione ?
La mia famiglia non c'entra davvero nulla con i cavalli. Però, a pensarci bene, ricordo che mio nonno mi portava molto spesso in giro con il passeggino in un maneggio da Salto che avevamo di fianco a casa. Avevo spesso negli occhi i cavalli, mi sa che è stato una specie di inprinting.
Fatto sta che attorno ai dieci anni ho cominciato ad accudire per gioco un cavallino arabo grazie alla simpatia della sua proprietaria che mi aveva preso a benvolere. Mi ha messo in sella per così dire, ma passavo più tempo a gironzolargli intorno e a pulirlo piuttosto che a montarlo!
La vera svolta è arrivata invece con un grande uomo di cavalli che qui voglio ricordare come mio "nonno putativo" . Parlo di Vincenzo Ruscillo, uno dei primissimi importatori di Quarter. Si dice che fu lui ad avere venduto il primo Quarter al nostro Presidente Arcese! Negli anni ottanta gareggiava ai vertici e ha vinto una settantina di gare ai suoi tempi, quindi niente male!
Ruscillo mi prese sotto la sua ala, mi ha iniziato come cavaliere portandomi a fare le mie prime gare Non Pro direttamente nel mondo Reining. Gare a volte di periferia, come le chiami tu, fatte soprattutto di polvere e passione, in anni che ricordo davvero come bellissimi.
Ma tu però poi hai fatto il grande salto, hai deciso di farne una professione.
A volte la lontananza ti aiuta a vedere meglio le cose. Vedi, è successo che verso i 17 anni ho staccato completamente con i cavalli per più di un anno, sentivo la necessità di terminare gli studi scolastici, onorando anche una sorta di impegno morale verso la mia famiglia. Solo che proprio grazie a questo distacco, ho capito che io ...non riuscivo proprio a stare lontano dai cavalli.
E allora in estate sono partito per quei famosi "tre mesi" canonici negli States che fanno tanti italiani, con l'idea di usarli come una specie di cartina tornasole, per capire se l'equitazione e il Reining erano quel mondo che stavo cercando.
Tre mesi a corte di Marco Ricotta, un professionista raffinato. Da lui ho fatto un pò di tutto, soprattutto cercando di osservare e di imparare tutto quello che potevo. Così che al rientro in Italia, ho avuto le "referenze" giuste - fammela dire così - per iniziare a lavorare in centri già strutturati come Assistente.
Raccontaci qualcosa di queste esperienze
Ho avuto la fortuna di lavorare in centri già molto noti, dove mi era possibile montare soggetti di qualità. Ma non è solo questione di fare tanta "sella", parlo anche di imparare tutto quello che gira dietro le quinte della gestione complessa di una facility, da come si fa un Box a come si ordina il mangime, a come si pianifica una trasferta di gara nei dettagli.
Posso citarti tra questi centri l'Alba QH qui in Toscana, poi una bella collaborazione con Pierluigi Chioldo, l'approdo da Rabboni QH e anche un breve passaggio nel team di Midili. In quegli anni ovviamente avevo già fatto la mia scelta "Open" e cercavo di sfruttare al meglio tutte le occasioni di gara che arrivavano con alterne fortune. E infine sono approdato a Verona...
...e proprio a Verona hai trovato la tua "Giulietta", se non erro.
Ricordi bene. A Verona ho conosciuto Renata e Loris Raffagnato. Due persone splendide. Mi hanno parlato di una loro cavalla, Whizkey Princess che pur essendo passata da diversi addestratori, non riusciva a "brillare" come avrebbe meritato.
Ne abbiamo parlato, me l'hanno affidata. Che devo dirti, in pochi mesi ci siamo trovati, siamo cresciuti insieme e alla fine abbiamo vinto un Maturity Open L1 che è stato per me un primo passo importante nella cerchia ristretta degli Special. L'ho vissuta come una specie di "promozione sul campo" e di questo sarò sempre molto grato a Loris e Renata.
Da Verona sei poi rientrato nella tua Toscana
Vero, alla fine sono rientrato a "casa" dove però ho continuato a montare la Princess, fino al mio anno da ricordare, il 2025.
Parliamo ovviamente dei Mondiali WRC 2025 di Givrins (QUI).
Mauro, come ben sai la vita è fatta anche di occasioni che ti passano davanti. Ma sono occasioni che vanno poi colte!
Mi sono fatti avanti per le qualifiche e alla fine sono stato selezionato dal Coach Meconi nel Team Young Riders Pro. A Givrins, siamo arrivati con tutta l'emozione addosso di vivere i Mondiali indossando la maglia Azzurra della nazionale, capisci!?
Capisco che da quel momento, è nata anche la tua carriera da Head Trainer che infine ti ha portato qui ad Arezzo. Fin qui la storia. Ma oggi, quale è la molla che muove giorno per giorno Gabriele Costantini.
In una parola? Il mondo gare. Io adoro la competizione, l'agonismo, l'aria che si respira nelle settimane di trasferta, la preparazione e i ritmi delle lunghe giornate in corsia. Adoro la competizione, che è prima di tutto una gara con mè stesso. C'è sempre uno score che hai in mente per un cavallo e la prima vittoria è proprio quello di raggiungerlo ancor prima di pensare alla cllassifica.
In fondo, io so di preciso dove voglio arrivare a livello professionale. E vivo ogni appuntamento come un tassello utile per arrivarci, un giorno.
Tutto questo immagino si rifletta anche nel tuo rapporto con i clienti.
Assolutamente si. Io chiedo alle persone una scelta di fiducia. Una fiducia che è fatta di quattro capisaldi: Proprietario, Trainer, Vet e Maniscalco. Questo vuol dire che se accetto un cavallo in addestramento, io e il proprietario abbiamo condiviso un obiettivo e il percorso per arrivarci. Non amo improvvisare, seleziono le uscite e gli appuntamenti necessari a farmi trovare pronto per quell'obiettivo, cerco di lavorare non per "riempire i Box" - magari per qualche mese -, ma avendo per ogni cavallo un programma preciso e un posto pèreciso in Scuderia.
Ma in tutto questo come è il tuo rapporto con i Non Pro ?
Seguo alcuni Non Pro, ma in numero ristretto e selezionato. Lo faccio in modo onesto e trasparente rispetto a chi mi chiede di prepararlo. In questa fase della mia vita, devo infatti avere il tempo per concentrarmi sul mio lavoro e dare la necessaria soddisfazione a chi mi affida il proprio cavallo, o magari il proprio puledro, per poi esibirlo in gara.
Da come parli, non mi sembri uno di quei ragazzi pronti a fare le valigie e andarsene negli Usa.
No. Io investo e scommetto sull'Italia e ovviamente sul mio lavoro.
E' un momento difficile a livello economico e tutto questo si riflette anche nello sport, è chiaro. Ma le mie radici sono qui, il mio modello di Reining è quello italiano, europeo. Certo, se poi tra qualche anno si presentasse l'occasione di showeggiare un cavallo in Usa ne sarei felice, ma non certo con l'idea di trasferirmici.
Di solito a un Trainer chiedo sempre come si svolge la sua giornata, quale è la sua routine quando monta a casa, lontani dal glamour e dai riflettori .
Ogni giorno inizio con i cavalli che hanno per primi una gara in scadenza. Lavoro in team , ho due assistenti che mi aiutano e preparano i cavalli; ogni giorno faccio e seguo una Tabella giornaliera tenendo in coda i cavalli adulti che non hanno impegni imminenti. Quando monto, cerco di non insistere sui punti di forza con tante ripezioni, ma piuttosto di dedicarmi a correggere/migliorare quello che mi piace meno. Poi però ad un certo punto ho bisogno di capire dove sta la "Verità", come dico io.
Hai attirato la mia attenzione,spiegami meglio
La "verità" di un cavallo, non è mai una sola. Quello che vedi nella tranquillità di casa, non è sempre quello che vedrai in gara. Lo sappiamo, ma questo è ancor più vero per il Reining di oggi, dove un bel giorno dovrai "mollare tutto" ed entrare a redini lunghe.
Quindi, per capire dove sta la "verità" mi muovo su livelli diversi. A volte, quando sono già un pò avanti con il training, eseguo semplicemente la routine di lavoro a casa, dove i cavalli conoscono e accettano tutti i rumori, movimenti, mezzi che si spostano avanti e indietro come ogni giorno.
A volte salgo un pò di livello: cambio gli orari, scaldo per pochi minuti e poi improvvisamente cambio arena, entrando come se dovessi iniziare un Pattern, magari facendone solo un pezzo a velocità e intensità da gara.
Altre volte, carico e vado a montare in un' altra arena, da amici. E anche questo significa alzare l'asticella e vedere se il cavallo mantiene la stessa concentrazione.
Infine come tutti sfrutto una vera arena di gara, ad esempio le nostre Regionali TRHA, per vedere se quella "verità" che ho in mente regge anche in un'arena con fotografi, luci, pubblico rumoroso, orari totalmente diversi. Come si comporta il cavallo, come accetta i cambiamenti. Dopo di che, detto questo, è sempre comunque vero che non esiste un unico standard, tutto dipende sempre...
...so già quello che vuoi dire: "...dipende dal cavallo".
(Ride, ndr) Esatto, Mauro. tu capisci, una cosa è montare un puledro che ti arriva ai 20/22 mesi sin dalla doma e fino al Futurity: lì posso svolgere il mio programma di lavoro per intero , calcolare i vari step, conoscere i vari Check point da fare mese per mese, con l'idea precisa in testa che alla fine dei 3 anni quel cavallo - quale che sia il suo livello! - deve essere finito-fatto!! Senza scuse. Altra cosa è prendere un cavallo già adulto o già a metà del lavoro con cui riadattare il tuo programma di lavoro a quello che è il "suo" modo di muoversi e fare le manovre. Quindi, è proprio così, alla fine dipende dal cavallo.
Siamo a settembre e si avvicina la stagione del Futurity. Che frecce hai nell'arco per chiudere questo 2026?
Sicuramente seguirò un Non Pro a Cremona. Per i due special Open, la scelta non è ancora fatta. Utilizzeremo certamente il Pre-futurity IRHA-LR di metà ottobre per fare gli ultimi drive test e prendere una decisione assieme ai proprietari.
Come sempre, quando parlo con un Trainer del suo lavoro, arriva il momento in cui guarda l'orologio e ti fa capire che il prossimo cavallo è già pronto ai "due venti" che lo sta aspettando.
E non ci resta quindi che farlgi un in bocca al lupo per questa nuova avventura !




